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Guy Debord

Guy Debord
Commentari sulla società dello spettacolo
Note: Nota introduttiva di Fausto Lupetti
Note al testo Augusto Zuliani
Saggistica e varia
Anno: 2012
Pagine: 116 | Formato: 13,3x20,5 | Copertina:
Editore:
Isbn 9788897686064
Quando Guy Debord morì, il 30 novembre 1994, Le Monde gli dedicò un lungo articolo intitolato “Guy Debord, esteta della sovversione”, una definizione riduttiva che coglieva solo un aspetto della vita e dell’opera di colui che lo Stato francese avrebbe poi considerato nel 2009 “uno degli ultimi grandi intellettuali della seconda metà del XX secolo”. Riconoscimento che sembra paradossale, se pensiamo che proprio Debord e i situazionisti pur non occupando mai le prime file influenzarono in modo decisivo il Maggio ’68 quando fecero irruzione sulla scena politica con l’obiettivo dichiarato di “partire all’assalto dell’ordine del mondo”.
Nel marzo 1968 a Nanterre l’Internazionale Situazionista, grazie ai rapporti con gli Enragés guidati da René Riesel che aderirà all’Internazionale nel giugno successivo, si pone in alternativa al movimento “ufficiale” del 22 marzo che punta soprattutto all’Università, mentre l’obiettivo dei situazionisti è portare il movimento nelle fabbriche con scioperi selvaggi e occupazioni, scavalcando i partiti di sinistra e i sindacati per colpire il cuore economico del sistema.

La bruciante attualità dei Commentari, su cui è interessante citare la riflessione di Giorgio Agamben «Senza dubbio l’aspetto più inquietante dei libri di Debord consiste nell’accanimento con cui la storia sembra essersi adoperata a confermare le sue analisi. Non solo, venti anni dopo la La Società dello spettacolo, i Commentari sulla società dello spettacolo (1988) hanno potuto registrare in tutti i campi l’esattezza delle diagnosi e delle previsioni”.

Debord sulla comunicazione
“Si preferisce spesso chiamarlo mediatico, piuttosto che spettacolo, volendo in tal modo indicare un semplice strumento, una sorta di servizio pubblico che gestirebbe con imparziale “professionalità” la nuova ricchezza della comunicazione di tutti grazie ai mass media, comunicazione giunta finalmente alla purezza unilaterale, dove si fa tranquillamente ammirare la decisione che è stata già presa. Ciò che viene comunicato sono degli ordini, e, in modo molto armonioso coloro che li hanno impartiti sono gli stessi che diranno cosa ne pensano.”

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