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L’IVA OCCULTA<br>
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Giovanni Bianchi

Lucio Fumagalli

Giovanni Bianchi
a cura di: Lucio Fumagalli
L’IVA OCCULTA
di Giovanni Bianche e Lucio Fumagalli

Un caso di technological fiscal drag?
Perché in Europa si fugge da un “beneficio”
Collana: Saggistica economia
Economia della comunicazione
Anno: 2011
Pagine: 204 | Formato: 15,5x23 | Copertina:
Editore: Fausto Lupetti Editore
Isbn 978-88-95962-80-1
Scarica qui l'abstract - italiano e inglese

La cosiddetta “iva occulta”, frutto della rottura della catena della detrazione connessa all’esenzione/esclusione dall’imposta sul valore aggiunto voluta negli anni ’70 del secolo scorso dal legislatore comunitario ripropone il formarsi di quell’effetto a cascata delle imposte indirette che l’IVA intendeva soppiantare.
Lo studio dimostra come l’esenzione senza diritto a detrazione dell’imposta nel caso delle cosiddette “esenzioni sociali” fosse stata accettata da un legislatore degli anni ’70 ben conscio che ciò avrebbe comportato il venir meno della neutralità dell’imposta ma proprio per la consapevolezza che avrebbe comunque rappresentato un “beneficio” anche rispetto all’applicazione dell’aliquota ridotta sociale a favore di comparti dove la produzione era caratterizzata prevalentemente da una forte componente di lavoro, con pochi acquisti e poca tecnologia (sanità, cultura, educazione, sport).
Il diffuso desiderio di “fuggire dall’esenzione” che si è riscontrato nei contenziosi promossi in vari paesi europei è confermato, in modo selettivo, dalla ricerca quantitativa effettuata a partire dai dati di tutte le aziende sanitarie pubbliche italiane per il periodo 2002 -2007 che evidenzia in modo chiaro come una stima sicuramente prudenziale del fenomeno “iva occulta” mostri un’incidenza che a livello aggregato si avvicina all’aliquota sociale (in Italia il 4%) registrandosi però forti differenziazioni a danno delle strutture tecnologicamente più avanzate ove è prossima al 10%.
Risulta quindi evidente che l’esclusione/esenzione senza diritto alla detrazione ha perso, limitatamente ai settori che hanno visto crescere la tecnologia, quella caratteristica di agevolazione che ne avevano giustificato l’introduzione a costo della perdita della neutralità dell’imposta. Il prelievo è infatti andato aumentando a parità di prodotto, con una crescita automatica funzione dello sviluppo tecnologico e del diverso modo di produrre il servizio e ha assunto la natura di una sorta di “technological fiscal drag” nell’imposizione indiretta in palese conflitto con l’obiettivo che la Comunità si è posto a Lisbona di un sistema fiscale che favorisca la “modernizzazione del modello sociale europeo” (COM 260/2001). È inoltre dimostrato che l’esclusione/esenzione dall’IVA ostacola l’esternalizzazione dei servizi cosiddetti “no core” agendo quindi contro la concorrenza ed operando a danno della ricerca della miglior forma di organizzazione del servizio. Ci troviamo di fronte ad un tipico esempio di norma che, pensata per un obiettivo, agisce al contrario da freno per l’incapacità di adattarsi alle nuove circostanze del contesto cui deve essere applicata. Che l’IVA vada rivista (l’avvocato generale Sharpston parla dell’elenco delle esenzioni come di “un fossile dell’era precedente”) è ormai riconosciuto dalla stessa Commissione Europea come dimostra la pubblica consultazione lanciata dal Commissario Algirdas Semeta con il libro verde COM (2010) 695 def.
Il fenomeno analizzato costituisce, inoltre, un chiaro esempio della necessità di monitorare gli effetti delle normative prodotte: in assenza di un’analisi (preventiva e successiva) ed una determinazione puntuali delle conseguenze di un nuovo disposto legislativo è senz’altro possibile, come in questo caso, che si determini un effetto addirittura opposto rispetto a quello per cui la normativa è stata esplicitamente concepita.

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