DESIGN E ANIMALI OVVERO: ANIMALOVE

animal love fausto lupetti editore

78 oggetti di derivazione zoomorfa nel percorso di un progettista sono tali da non poterli ascrivere al caso, nemmeno (solo) alla viscerale passione per i numerosi amici a quattro zampe con cui vive e instaura profondi dialoghi di natura empatica.
Anna Gili non è evidentemente una designer per bambini, nonostante l’immediata simpatia che le sue creature suscitano nei più piccini.


Il suo lavoro supera il ludico a favore del simbolico, e questo cambia tutto. Orsi di pezza e elefanti di latta, ciondoli drago, lampade scimmia, mobili cane, specchi leone, sedie serpente, vasi topo e maschere toro, fino a M.U.C.H., la straordinaria casetta nel magico bosco umbro, abitata e ‘proteta’ da una allegra fauna affrescata, sono in realtà frutto di una incessante ricerca iconografica di tipo animista – e vicina alle alchimie cosmiche che relazionano gli esseri umani agli animali, proprie, ad esempio, delle culture dell’antico Egitto, della religione induista, o della visione filosofica e astrologica cinese , magistralmente ricondotta a costanti stilemi, che da trent’anni applica con sostanziale indifferenza sulla pelle delle cose o sulla superficie dei corpi, e capace di scrivere un breve quanto singolare capitolo nella caleidoscopica storia del design italiano.

Le premesse teoriche al proprio fare, da sempre sospesotra arte e design, vanno messe in relazione al clima vivace di rottura postradicale operata da Alchimia dalla fine degli anni Settanta nei confronti del funzionalismo ortodosso modernista, e alla vicinanza intellettuale con Alessandro Mendini, quindi all’idea di design che riabilita il decoro e una profonda creatività (liberata) a fondamento del progetto, qui inteso come una girandola sentimentale di forme, colori e azioni, in cui l’uomo e i suoi bisogni atavici sono al centro, ancor primi di quelli materiali.